img_5912Per il terzo appuntamento della rubrica dedicata ai giovani della foresteria nerazzurra, abbiamo acceso i riflettori su Matija Jovovic, guardia/ala classe 1999. Matija, in Italia da due stagioni, è arrivato dal Montenegro e nel corso dell’ultima stagione ha preso parte al campionato d’Eccellenza  con la squadra Under 18 targata Itas Assicurazioni Latina Basket e fa parte del gruppo di giovani aggregati alla prima squadra nerazzurra, militante in Serie A2.

Matija è uno dei giovani promettenti prospetti del vivaio nerazzurro della Latina Basket e la sua esperienza in foresteria è segnata da diverse particolarità, come l’aver dovuto imparare una lingua straniera, l’essersi trasferito in un’altra nazione, l’aver cambiato tutte le proprie abitudini di vita, di alimentazione, di rapporti interpersonali. Matija ha sogni ambiziosi e ci racconta di quanto sia rilevante la pallacanestro nel suo paese d’origine e di come sia naturale dover affrontare delle rinunce in nome di obiettivi importanti.

Come è stata la tua esperienza con la società Latina Basket in questi due anni?img_5769

«Dato che provengo da una piccola società, sono molto felice di essere qui, dove c’è un’organizzazione migliore e professionale. È una società che dà a ogni ragazzo, dal minibasket alla prima squadra, l’opportunità di crescere nel migliore dei modi. Io personalmente sono molto soddisfatto, in questi due anni ho avuto la fortuna di poter migliorare sia a livello cestistico, che umano riuscendo anche a integrarmi con tutti i compagni di squadra».

Quanto è stato difficile arrivare in un paese straniero, imparare una lingua diversa, vivere lontano dalla famiglia?

«Ho iniziato a giocare a basket all’età di sette anni e  fin da subito sapevo che per diventare un giocatore professionista, prima o poi, mi sarei dovuto allontanare da casa. La voglia di migliorare ha sopraffatto i dubbi e le paure a riguardo. All’inizio mi sentivo un po’ spaesato, ma con l’aiuto del nostro Presidente Lucio Benacquista e di tutto lo staff, in pochi mesi mi sono sentito come a casa».
img_5782Ti piace vivere insieme ad altri ragazzi della tua età e che condividono la tua passione per il basket? Qual è il momento più bello della giornata e quello più faticoso?

«Certo, è bello convivere con persone che nutrono gli stessi sentimenti nei confronti della pallacanestro. Inoltre, condividiamo ogni esperienza , bella o brutta che sia. Il momento migliore della giornata è allenarsi con la prima squadra e allo stesso tempo la più faticosa».
Che tipo di rapporto hai con gli allenatori e con i compagni di squadra?

«Con i compagni di squadra ho stretto amicizia fin dal primo momento. Per quanto riguarda gli allenatori ho un buon rapporto con ognuno di loro. Ringrazio tutti loro, ma in particolar modo Massimiliano Briscese grazie al quale ho migliorato tanti parametri del gioco. Tali miglioramenti mi hanno permesso di allenarmi con la prima squadra».

Cosa ne pensi del campionato di questa stagione, è stato difficile da affrontare?img_5881

«Come ogni anno, anche in questa stagione le squadre sono migliorate e sicuramente il campionato cui abbiamo preso parte è stato particolarmente difficile.  Per gran parte della stagione abbiamo dominato, anche se gli infortuni hanno condizionato il nostro percorso verso la Finale Nazionale negandoci l’accesso».

Quanto è difficile la vita da giocatore per i ragazzi giovani che devono anche andare a scuola?

«Riconosco la difficoltà nello studiare costantemente e nello stesso tempo allenarsi, ma come mi hanno detto sempre i miei genitori: “Per essere un uomo completo devi essere acculturato“. Ed è per questo che trovo il tempo per entrambe le cose».
Cosa ti manca di più del tuo Paese? E ora che tornerai a casa per l’estate quali sono le cose che non img_6358vedi l’ora di fare?

«La cosa che più mi manca è la mia famiglia e miei amici, ma col tempo sono riuscito a combattere la nostalgia. Ora che tornerò a casa dovrò subito ripartire per il raduno con la Nazionale a Podgorica. A differenza degli anni precedenti avrò meno tempo libero, che dedicherò alla mia famiglia e ai miei amici».

Ti piace la cucina italiana? Quali cibi del tuo paese ti sono mancati di più?

«Si, mi piace la cucina italiana. La cosa che più mi manca del mio paese sono i cibi bolliti, cosa che qui in Italia è meno frequente».

Cosa ti piace fare nel tempo libero?

«Nel tempo libero mi piace vedere film, ascoltare musica e guardare partite di pallacanestro».
img_6642Qual è il tuo campione sportivo?

«Il mio giocatore preferito è Nikola Vučević. Non è solo un gran giocatore, ma ha anche una grande personalità. E un giorno spero di diventare come lui».

Hai un sogno che vorresti realizzare?

«Il mio sogno è giocare in Serie A, anche se non si fermano qua…».

Come è nata la tua voglia di giocare a basket e perché hai scelto l’Italia?

«Il Montenegro è un paese che dà molto spazio allo sport, questo mi  invogliato sin da piccolo a praticare uno sport. La pallacanestro è uno degli sport più popolari in Montenegro e ciò ha condizionato la mia scelta. Col passare degli anni le mie ambizioni sono cresciute fino a diventare il mio sogno nel cassetto da realizzare. Ho scelto l’Italia poiché si gioca una grande pallacanestro e quando ho avuto la possibilità di venirci l’ho accettata con molto piacere. Adesso l’Italia è diventata la mia seconda casa».

Ringraziando Mattija Jovovic per la disponibilità e facendogli un grande “in bocca al lupo” per il futuro, diamo appuntamento alla quarta puntata della rubrica dedicata ai giovani della foresteria nerazzurra, che sarà online nei prossimi giorni.

Donatella Schirra
Ufficio Stampa
Latina Basket