I campionati del settore giovanile nerazzurro sono ormai terminati, ma i giovani atleti della Latina Basket School continuano ad allenarsi in palestra. In questo inizio di giugno abbiamo puntato l’obiettivo sui ragazzi che vivono nella foresteria che il club pontino ha messo a disposizione dei giocatori che arrivano da fuori.

img_5829In questo primo appuntamento della rubrica dedicata ai giovani della foresteria nerazzurra, spazio alle parole di Francesco Guerra, playmaker classe 2000, della squadra Under 18 Eccellenza targata Itas Assicurazioni Latina Basket, in forza nella società nerazzurra da 3 stagioni.

Francesco, per tutti “Chicchi“, è un ragazzo solare e disponibile e la chiacchierata con lui è piacevole e allegra. È la terza stagione in maglia nerazzurra per il giovane nativo di Assisi e proveniente da Gualdo Tadino che ci racconta la sua esperienza nel club latinense, le amicizie nate con i compagni di squadra, i sacrifici della vita di un atleta, il disagio di vivere lontano dalla propria famiglia, ma anche l’utilità e l’aspetto formativo legati alla vita in foresteria e al rapporto con il coach.

Come definiresti la tua esperienza nella foresteria?

«È stata fino a questo momento un’esperienza molto bella. Non ho avuto difficoltà a legare con tutti i compagni di squadra e nel corso di questa stagione ho stretto un forte legame soprattutto con i nuovi compagni arrivati a Latina. Mi trovo molto bene e ringrazio il Presidente Lucio Benacquista e tutta la società per avermi dato questa grande opportunità».

Dal punto di vista della pallacanestro, ritieni di essere cambiato nel corso di queste tre stagioni in img_6259nerazzurro?

«Parlando a livello personale sono convinto di aver fatto tanti passi in avanti rispetto a quando sono arrivato e sono soddisfatto del grandissimo miglioramento che ho potuto ottenere grazie al lavoro eseguito in palestra seguendo le indicazioni del coach e di tutto lo staff tecnico, anche se in questo finale di stagione non nascondo di avere il rammarico di non essere riusciti a conquistare l’accesso alla Finale Nazionale. Era un mio grande sogno che non abbandonerò, ma anzi mi impegnerò al massimo nel tentativo di provare a raggiungere in futuro traguardi sempre più importanti».

img_6554Quanto è cambiata la tua vita da quando vivevi in famiglia a Gualdo rispetto alla convivenza con i compagni di squadra in foresteria?

«Sicuramente nel corso di questi 3 anni sono cambiato molto. Sono cresciuto sotto tanti punti di vista, perché vivere lontani dalla famiglia, e in un contesto come quello della foresteria, incrementa le responsabilità personali. Ho imparato a lavare, stirare, sbrigare alcune faccende domestiche, insomma ho capito cosa vuol dire contare su se stessi per le piccole, grandi necessità quotidiane. A Gualdo Tadino non dovevo preoccuparmi di preparare la borsa o caricare la lavatrice, ma potevo dedicarmi ai miei passatempi, alle uscite e alle feste con gli amici, avevo la possibilità di essere spensierato come la maggior parte dei ragazzi della mia età. Qui a Latina, però, ho avuto l’opportunità di scoprire anche altre forme di svago, come per esempio la lettura. Grazie a coach Briscese e ad alcuni libri che mi ha donato, ho avuto modo di apprezzare la bellezza di alcuni testi e la loro importanza».

Raccontaci una tua “giornata tipo” durante la stagione sportiva.

«La giornata tipo è piuttosto semplice da raccontare. La sveglia suona presto al mattino, alle ore 7:00 siamoimg_6532 in piedi e, subito dopo aver fatto colazione, affrontiamo la mattinata tra i banchi di scuola alle prese con italiano, matematica e tutte le altre materie. Al suono dell’ultima campanella ci ritroviamo tutti sulla navetta messa a disposizione della società e guidata a volte da Adriano, altre da Davide, che ci riporta in foresteria, dove pranziamo tutti insieme. Il pomeriggio scorre via veloce, tra le ore di studio, la preparazione della borsa per l’allenamento della sera e, se c’è tempo, per un po’ di relax. Il momento più bello della giornata è quando ci ritroviamo tutti insieme sul parquet per la seduta di allenamento con coach Briscese e tutto lo staff tecnico. La corsa ai palloni e la voglia incessante di tirare a canestro fanno dimenticare tutto il resto».

Consiglieresti questa esperienza?

«È indubbio che sia un’esperienza meravigliosa, ma al tempo stesso difficile. La vita di un giocatore che vive nella foresteria della propria società sportiva,  è basata anche sulla capacità di sopportare alcuni sacrifici, già a livello giovanile. Ciò che deve spingere un ragazzo a intraprendere un tale percorso deve essere principalmente una grande passione per questo sport e la ferma volontà di fare il possibile per dare a se stesso la possibilità di crescere e migliorare».

img_6566Hai un  sogno nel cassetto?

«Potrà apparire scontato o forse banale, ma il mio  è quello di poter fare della pallacanestro, la mia professione».

Ringraziando Francesco Guerra per la disponibilità e facendogli un grande “in bocca al lupo” per il futuro, diamo appuntamento alla seconda puntata della rubrica dedicata ai giovani della foresteria nerazzurra, che sarà online nei prossimi giorni.

Donatella Schirra
Ufficio Stampa
Latina Basket